TURANDOT (96° Festival Areniano)



ore 21.00: questa sera, nell’ambito del festival areniano, la Fondazione Arena di Verona, mette in scena TURANDOT, dramma lirico in tre atti e cinque quadri di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Adami e del veronese Renato Simoni. Rappresentazione con l’Orchestra e il Coro della Fondazione Arena, nell’allestimento firmato da Franco Zeffirelli. Ambientata a Pechino “al tempo delle favole”, Turandot è l’ultima opera scritta da Giacomo Puccini, che non visse abbastanza a lungo per vederla rappresentata. Rimasta incompiuta nella parte finale del terzo atto fu completata (sulla base dei fogli lasciati da Puccini) da Franco Alfano con la supervisione di Arturo Toscanini, che il 25 aprile 1926 ne diresse la prima rappresentazione al Teatro alla Scala di Milano.
 
LA TRAMA: (ATTO 1°) La vicenda si svolge nel palazzo imperiale di Pechino, dove vivono l'Imperatore Altoum e sua figlia Turandot. La giovane, per vendicare la sua bisnonna che era stata uccisa dal marito, proponeva a tutti i principi che chiedevano la sua mano di risolvere tre enigmi: chi non ci riusciva veniva decapitato. Il principe Calaf, mentre assiste alla decapitazione dello sfortunato principe di Persia, rimane impressionato dalla bellezza di Turandot e decide di tentare anche lui la risoluzione dei tre enigmi. Invano parenti e amici tentano di fermarlo ...in una sorta di delirio, Calaf si libera di loro e suona tre volte il gong, lanciando la sua sfida e invocando il nome di Turandot. (ATTO 2°) Sul piazzale della reggia, tutto è pronto per il rito dei tre enigmi; l'imperatore invita il principe ignoto a desistere, ma Calaf rifiuta. Entra Turandot e il mandarino fa iniziare la prova; Calaf risolve gli enigmi e la principessa, disperata, si getta ai piedi del padre, supplicandolo di non consegnarla allo straniero. Ma per l'imperatore la parola è sacra. Turandot si rivolge allo sconosciuto principe e lo ammonisce che in questo modo egli avrà solo una donna riluttante e piena d'odio. Calaf la scioglie dal giuramento proponendole una sfida: se la principessa prima dell'alba riuscirà ad indovinare il suo nome, egli si sottoporrà alla scure del boia. Il nuovo patto è accettato, mentre ancora una volta risuona il solenne inno imperiale. (ATTO 3°) Nel palazzo tutti cercano di scoprire il nome del principe ignoto, offrendo ricchezze e minacce. Liù, la schiava del padre di Calaf (re Timur) subisce molte torture, ma continua a tacere, preferendo uccidersi con un pugnale piuttosto che tradire il suo principe. Il corpo senza vita di Liù viene portato via seguito dalla folla che prega; Turandot e Calaf restano soli e lui la bacia. La principessa prima lo respinge, ma poi ammette di essere ormai travolta dalla passione. Tuttavia è molto orgogliosa, e supplica il principe di non volerla umiliare pubblicamente. A quel punto Calaf le rivela il suo nome. Il giorno dopo, una folla è riunita davanti al trono imperiale; arriva Turandot, che afferma di conoscere il nome del principe straniero: Amore. Tra le grida di giubilo, la principessa abbraccia Calaf e si abbandona tra le sue braccia.
 
>> REPLICHE il 30.06.2018; 05.07.2018; 13.07.2018; 18.07.2018; 26.07.2018
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