UN BORGO TRA STORIA E LEGGENDA


Questo piacevole percorso, che esce dai classici itinerari turistici del centro storico, ci porta nel verde borgo di San Giovanni in Valle. Un delizioso angolo di Verona situato ad un paio di chilometri dall’Arena, che custodisce ricche testimonianze di epoca paleocristiana, longobarda e medievale, avvolte in quella sottile aura di tempi lontani in cui storia e leggenda si fondono. Lo abbiamo ritrovato in un libretto pubblicato alla fine del secolo scorso (Notiziario BPV 01/1999) e adattato ai gusti del terzo millennio. Come punto di partenza prendiamo il parcheggio di Piazza Isolo e risaliamo via Ponte Pignolo; proseguendo lungo via San Giovanni in Valle arriviamo sino ad un grande volto ed entriamo in un vasto terreno cintato, detto CORTE DEL DUCA. Il toponimo ci dice che in quest’area sorgeva la reggia di Alboino, Re dei Longobardi che nell'autunno del 568 conquistò la città, facendone il suo quartier generale ed istituendo il Ducato di Verona. Le origini della Corte però sono ben più antiche, e risalgono agli anni in cui il Re degli Ostrogoti Teodorico ebbe a Verona il suo palazzo. Una composizione poetica in lingua germanica, riportata nel Historia Langobardorum di Paolo Diacono e nel Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis di Andrea Agnello (VIII e IX secolo) racconta che dopo una notte di gozzoviglie a Verona, nella reggia che era stata di Teodorico, Alboino bevve vino in una coppa ottenuta dal cranio di Cunimondo, padre di sua moglie Rosamunda, e che costrinse perfino la consorte ad imitarlo. Nei secoli successivi le suore di Santa Chiara (le Clarisse) furono le abitanti più longeve di quest’area, che fu un monastero di clausura dal quattrocento al 1964, con una propria chiesa dedicata alla patrona, camposanto e terreni coltivati ad orto. A tale periodo risale la rota proiecti (ruota degli esposti) ancora presente nel chiostro: una feritoia nel muro del convento, abbastanza larga per posarci un neonato e dotata di un meccanismo girevole che permetteva di introdurre il celestino nel monastero, abbandonandolo in anonimato. A nord della corte si trova la CHIESA DI SAN GIOVANNI IN VALLE, edificata nel VI secolo e ricostruita dopo il forte terremoto che nel 1117 colpì Verona. Si presenta con una facciata liscia e scevra di decorazioni, divisa verticalmente in tre sezioni che corrispondono alle navate interne, ornata solo da un protiro pensile che poggia su minute colonne in marmo.
 
Sul fianco destro della pieve, oltre il chiostro romanico e la torre del campanile, si trova la canonica, che vecchia di 900 anni è la casa abitata più antica della città. L’interno della chiesa è basilicale, con tre navate divise da un'alternanza di pilastri ed esili colonne di marmo rosso; sulle pareti lacerti di affreschi del tardo medioevo e un tabernacolo del quattrocento. Nella cripta sotterranea sono custoditi due pregiati sarcofaghi in marmo: uno paleocristiano del IV secolo ornato con scene bibliche, che contiene le reliquie dei santi Simone e Giuda Taddeo; uno pagano del III secolo, su cui è scolpita una coppia di sposi posti al centro di una elaborata conchiglia. E’ questo un luogo in cui si respira una profonda religiosità, dove riti pagani, ariani e cattolici si sono susseguiti e stratificati nel corso dei secoli. La chiesa infatti, sorge sopra una antica area sepolcrale romana in cui era presente un tempio dedicato al dio Sole, e durante le dominazioni dei Goti e dei Longobardi accolse la loro cattedrale di culto ariano. Forse non a caso è intitolata a San Giovanni Battista, la cui festa cade proprio nei giorni del solstizio d'estate che tanto erano celebrati dagli adoratori del dio Sole. Poco distante dalla chiesa c’è PIAZZA CISTERNA, simile a un campiello veneziano, al centro della quale si vede ancora il pozzo della grande cisterna sotterranea in cui veniva raccolta l'acqua che scendeva dalla vicina Fontana del Ferro. Il grosso serbatoio, che riforniva gli abitanti del popolare rione ed il monastero, fu costruito nella prima metà del XV secolo e rimase in funzione fino alla fine del XIX. Risalendo lungo Salita Fontana del Ferro arriviamo in pochi passi a VILLA FRANCESCATTI, una nobile e stupenda dimora cinquecentesca che appartenne alla famiglia dei Della Torre, quindi degli Algarotti, Zenobio, Odoli, Dal Bovo, Palazzoli ed infine ai Francescatti, che nella seconda metà del novecento l’hanno donata alle Suore della Sacra Famiglia (con il vincolo testamentario di farne un casa per le fanciulle orfane e disagiate). Varie volte ampliata nel corso dei secoli, è stata recuperata nel 1978, dopo un lungo periodo di abbandono durante il quale erano ceduti gli infissi, crollata parte del tetto, inselvatichito il maestoso giardino. I lavori di restauro hanno riportato la villa all'aspetto dei giorni migliori e ripristinato il grande parco, che si estende su una superficie di oltre 5mila metri con piante secolari, grotte e vedute incantevoli. Le sue affrescate stanze oggi ospitano uno degli Ostelli della Gioventù più belli d’Europa.
 
Proseguendo la strada si inerpica rapidamente sulla collina e dopo alcune centinaia di metri si arriva ad un incrocio in cui è presente la millenaria FONTANA DEL FERRO, da cui sgorga un’acqua che i veronesi apprezzano per la rinomata salubrità. Del Ferro dal nome della dea Feronia, divinità della fertilità protettrice dei boschi e delle messi, in accordo con il carattere mistico del luogo dove in epoca romana venivano celebrati rituali propiziatori. Un sentiero nella natura ci porta a visitare le MURA SCALIGERE, la possente cintura difensiva fatta costruire nel trecento da Cangrande della Scala a difesa della zona collinare della città. La cinta è formata da cortine e torri, protette da un profondo fossato scavato nel colle; il materiale ricavato dallo scavo è stato impiegato per l'edificazione della muraglia, alta 8/9 metri e spessa uno e mezzo. Gli spigoli delle torri sono di laterizio, con la caratteristica lavorazione scaligera a denti di sega per ottenere un miglior collegamento con i muri delle pareti, di pietrame e tufo, intervallati da corsi orizzontali di laterizio, in corrispondenza di ogni dente di sega. Rafforzata dai veneziani nel cinquecento e dagli austriaci nell’ottocento, la possente opera difensiva si presenta ancora oggi in buono stato di conservazione, e offre dalle sue alte torri una insolita vista sull’urbe. Seguendo le mura per poco più di un chilometro si arriva sino alla zona di San Zeno in Monte, dinnanzi alla casa madre dell'Opera don Calabria, dove si trovano vari edifici religiosi e l'abitazione in cui visse il santo Giovanni Calabria. Entrati in via SCALA SANTA percorriamo a ritroso, il suggestivo percorso di un'antica Via Crucis: una lunga scalinata in pietra bianca che gli abitanti del borgo risalgono in preghiera durante le celebrazioni della Settimana Santa, con le stazioni infisse nella parete sottostante l'Istituto Buoni Fanciulli. Scendendo superiamo lo stretto vicolo Pozzo e torniamo alla Corte del Duca, che era stata la prima tappa del nostro itinerario. All’angolo tra vicolo Pozzo e via San Giovanni in Valle si può visitare il MUSEO AFRICANO dei Padri Comboniani, una ricca esposizione allestita per mostrare ai veronesi le realtà culturali dei popoli tra cui vivono i missionari.
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