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Mostre

Pictures from Juliet

La Casa di Giulietta ospita, al quarto piano, la mostra Pictures from Juliet (Charles Dickens a Verona nel 1844) curata da Fausta Piccoli e Andrea Tenca. Nel novembre 1844 lo scrittore inglese Charles Dickens venne in visita a Verona, descrivendo nel suo diario di viaggio Pictures from Italy, pubblicato nel 1846, impressioni, umori, emozioni suscitate alla vista delle vie, delle piazze, dei monumenti veronesi. “Pleasant Verona!” ripete lo scrittore con ammirazione. Il racconto si snoda nel segno di un eclatante omaggio shakespeariano: con la sua inconfondibile penna, in bilico tra ironia e incanto, Dickens restituisce un potente ritratto della Casa e della Tomba di Giulietta nel loro aspetto ottocentesco
In un suggestivo dialogo tra parole e immagini, undici cornici appositamente allestite al quarto piano, nella Sala del Cielo Stellato, accompagnano il visitatore alla scoperta dell’itinerario veronese di Dickens, con il commento visivo di oltre venti incisioni, fotografie e cartoline delle collezioni museali, databili tra il primo ‘800 e il primo ‘900. Ogni immagine racconta un delicato frammento di storia cittadina, colto vuoi attraverso gli occhi di disegnatori e incisori, vuoi dai primi apparecchi fotografici che ritraggono i luoghi di Giulietta e le maggiori emergenze monumentali di Verona, così come si presentavano agli occhi dei viaggiatori europei dell’epoca: un viaggio nel tempo che non mancherà di suscitare curiosità su un luogo dalla storia antica e sorprendente

Editoriali

Sono scomparse le Grandi Mostre

Quella dedicata a Caroto fu un’esposizione con 120 opere provenienti da collezioni e musei di tutto il mondo, che la rivista Finestre sull'Arte mise al 2° posto tra le migliori realizzate nel 2022 in Italia. Da allora in città un tetro silenzio è sceso sui grandi eventi culturali; un silenzio che ha distrutto l’ottima reputazione che Verona si era costruita con le mostre di levatura internazionale realizzate dal 2007 al 2022. Un modello espositivo fatto di produzioni internazionali e ricche sponsorizzazioni, capace di richiamare centinaia di migliaia di visitatori e turisti è stato rotto, lasciando spazio a rassegne minori, legate alle circoscritte collezioni locali. In quegli anni Verona era tra le capitali italiane dell'arte espositiva, con la Gran Guardia, CASTELVECCHIO e Palazzo Forti che ospitavano eventi di risonanza planetaria. Nel 2007 la mostra Il Settimo Splendore, curata da Giorgio Cortenova, portò a Palazzo della Ragione oltre 200 capolavori da Botticelli a Tiziano, da Caravaggio a Magritte, fino a De Chirico e Modigliani. L’anno successivo arrivarono le Collezioni italiane del Museo Pushkin, con un centinaio di capolavori provenienti dal famoso museo moscovita. Nel 2009 e 2010 la mostra Corot e l'Arte Moderna, allestita in collaborazione con il Louvre
Nel 2011 Chagall il Mondo Sottosopra a Palazzo Forti. Nel 2013 due grandi mostre curate da Marco Goldin con oltre 300mila visitatori: in primavera Da Botticelli a Matisse, e in autunno Verso Monet. Nel 2014 la monografica su PAOLO CALIARI detto il Veronese, ancora oggi ricordata come la migliore al mondo dedicata al grande pittore del ‘500. Nel 2015 la stupenda Arte e Vino, in concomitanza con Expo e Vinitaly. Una mostra che esaminò il legame tra il vino e l'arte nel corso dei secoli, con opere di Arcimboldo, Caravaggio, Rubens, Carracci, Guttuso, Picasso e Magritte. Tra il 2016 e il 2017 i Maya alla Gran Guardia e Picasso a Palazzo Forti. Nel 2018 la grande antologica dedicata a Fernando Botero, curata dall'artista stesso in collaborazione con Rudy Chiappini. Nel 2019 Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky. Dopo lo stop forzato a causa del Covid-19 nel 2021 ci fu Dante a Verona: un grande percorso celebrativo nel 700 anniversario della morte, per raccontare il legame del Poeta con gli Scaligeri e la città. Nel 2022 Caroto e poi il silenzio. Un miope cambio di passo che solleva interrogativi importanti sulle strategie culturali della città e lo sviluppo del turismo

Monumenti

Museo Man Verona

Situato nel quartiere di Veronetta, a pochi passi dalla Chiesa di SAN TOMASO Cantuariense e dal rinascimentale GIARDINO GIUSTI, il Museo Archeologico Nazionale di Verona ospita vari reperti provenienti dalle ricerche archeologiche effettuate nella città e nel territorio della provincia veronese, risalenti ad un arco temporale che va dalla preistoria alla protostoria, alla fase celtica, alla romanizzazione, fino agli inizi dell’età imperiale. Aperto nel 2022 è allestito entro l'ex caserma asburgica di San Tomaso, un convento Carmelitano del XIII secolo che durante la dominazione austriaca fu riconvertito a tribunale e carcere militare. Il complesso, articolato su tre corpi di fabbrica organizzati attorno al cortile interno; assieme con la vicina fortezza di CASTEL SAN PIETRO è una delle testimonianze di architettura austriaca meglio conservate della città. La prima sezione del Museo Archeologico è dedicata alla Preistoria e Protostoria; dotata di ricostruzioni fisiche e multimediali, racconta le principali componenti storiche del periodo compreso tra 200mila anni fa e I secolo a.C. attraverso un percorso espositivo che si articola in una serie di sottosezioni dedicate alle principali epoche
Al Paleolitico sono dedicate le prime due sale, in cui è esposto anche il famoso Sciamano di Fumane: un notevole esempio di arte figurativa dei primi Homo Sapiens che risale a circa 38 mila anni fa. Il Neolitico, con la Venere di Rivoli Veronese. L'età del Rame, con le stele funerarie di Cerna e Negrar. L'età del Bronzo, con i materiali provenienti dalle palafitte di Cerea e Peschiera. L'età del Ferro, con tomba del Principe Bambino di Zevio L'allestimento si sviluppa in modo unilineare e senza interferenze, partendo dalla sala di orientamento, accessibile dalla scalinata e dall’ascensore, attraverso le diverse sale dei due bracci del terzo piano (con i reperti dal Paleolitico all'età del Bronzo) fino a confluire nel terzo braccio (dedicato all’età del Ferro). Attualmente nel secondo piano del palazzo è in fase di allestimento la grande sezione dedicata ai reperti di EPOCA ROMANA, con centinaia di manufatti che vanno dal I secolo a.C. fino al IV secolo d.C.

Storia

Buffalo Bill a Verona nel 1890

Buffalo Bill è il soprannome del colonnello americano William Frederick Cody, che durante la sua vita avventurosa e spericolata seppe creare attorno alla sua persona un mito. Giovanissimo corriere del Pony Express, Cody fu esploratore al servizio del generale Custer, combattente nella Guerra di Secessione e leggendario cacciatore di bufali. Medaglia d'Onore del Congresso, nel 1883 fondò il Wild West Show, un grandioso spettacolo itinerante con cui attraversò Stati Uniti ed Europa
William Frederick Cody nacque in una fattoria dell'Iowa nel 1846. Nel 1853 la sua famiglia si trasferì nel Kansas, dove però fu vittima di un pesante clima persecutorio a causa delle posizioni anti-schiaviste del padre. Questi, infatti, morì nel 1857 per le conseguenze di un pugnalamento subito dopo aver tenuto un discorso contro lo schiavismo. All'età di 14 anni il giovane William divenne uno dei corrieri a cavallo del Pony Express. Nel 1863 si arruolò nel 7° Cavalleggeri del Kansas e partecipò alla Guerra Civile Americana con gli Stati dell'Unione. Nel campo militare di St. Louis conobbe l'italoamericana Louisa Frederici, che diventò sua moglie nel 1866 e dalla quale ebbe quattro figli. Dopo la fine della guerra venne impiegato come guida civile dall'esercito statunitense e come cacciatore di bisonti per conto della Pacific Railway Company. Il suo compito era quello di rifornire di carne fresca gli operai addetti alla costruzione della ferrovia transamericana e lo fece con risultati talmente impressionanti da ricevere quel famoso soprannome (Buffalo Bill) che poi lo accompagnò per tutta la vita. Dal 1872 si dedicò alla politica, diventando Deputato nello stato del Nebraska, e al teatro, dove per una decina d'anni interpretò se stesso in una fortunata serie di spettacoli scritti da Ned Buntline. Nel 1883 fondò il Wild West Show, un grande circo itinerante di cui facevano parte audaci cowboys, indiani selvaggi e tiratori scelti. Esibitosi nelle principali città degli Stati Uniti, Buffalo Bill venne tre volte in Europa per altrettante trionfali tournée: nel 1887, 1890 e 1906. Quello che attraversò il vecchio continente era uno spettacolo grandioso, per il cui trasporto erano necessari cinque treni speciali. Le cronache raccontano che “gli sguardi della folla si rivolsero con curiosità vivissima sulle pellirosse, le quali fecero il loro ingresso galoppando vertiginosamente intorno alla pista, ed emettendo grida altissime e disordinate”

Articoli

Piatti tipici

Soave

Il Soave è un vino bianco prodotto nella provincia di Verona, riconosciuto come “tipico e pregiato” sin dal 1931 e a Denominazione di Origine Controllata dal 1968. L'area di produzione è situata sulle colline nella parte orientale della provincia di Verona, nei comuni di Soave, Monteforte, San Martino, Lavagno, Mezzane, Caldiero, Colognola, Illasi, Cazzano, San Bonifacio, Montecchia, Roncà e San Giovanni Ilarione. E’ la DOC più importante della provincia veronese (di cui rappresenta oltre il 40% della produzione) e del Veneto, articolata nelle tipologie Soave, Soave Classico, Soave Spumante, Soave Superiore e Recioto di Soave. Si tratta di un vino ottenuto impiegando uva Garganega per almeno il 70%, Trebbiano di Soave, Pinot Bianco e Chardonnay per il restante 30%. Il colore è un giallo paglierino tendente al verdognolo; l'odore vinoso con un caratteristico profumo intenso e delicato. Il sapore asciutto e armonico, leggermente amarognolo; lo sviluppo gustativo è rapido ed appagante, che non induce ad assuefazione neppure dopo lunghi periodi di consumo
Con il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita al Recioto di Soave nel 1998 e al Soave Superiore DOCG nel 2001, l'area di produzione è stata divisa in tre zone differenti: la zona del Soave Classico, sui rilievi collinari di Monteforte e Soave; la zona dei Colli Scaligeri, sui rilievi di Mezzane, Val d'Illasi, Val Tramigna e Val d'Alpone; ed infine la zona del Soave Doc che include le rimanenti aree. Tutta la denominazione delinea una piramide della qualità che offre concreti obiettivi ai viticoltori, valorizzando l'impegno e semplificando la comunicazione verso i consumatori. Nelle sue diverse declinazioni trova svariati abbinamenti nei PIATTI TIPICI del territorio: con le minestre, il pan mojo, i risotti e la pasta fatta in casa (dai Tortellini di Valeggio in brodo ai Bigoli con le Sardele), ma anche con i BOGONI ALLA VERONESE e il pesce di lago. Nella ricchezza del 3° millennio è ottimo con le ostriche, salmone e gamberetti. Il Recioto Bianco di Soave è un passito ottenuto operando una selezione dei grappoli migliori che poi vengono posti sui graticci per l'appassimento per 4/6 mesi; un vino molto dolce, perfetto con la pasticceria secca come la SBRISOLONA e i Galani. E' stato il primo vino del Veneto ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Ha un colore giallo brillante ed un profumo che ricorda il miele d'acacia con sfumature floreali; un bouquet vellutato, corposo e gradevolmente mandorlato