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Editoriali

Dal Festivalbar ai Power Hits

Anche quest’anno Verona ospita le serate finali delle grandi manifestazioni canore estive. Martedì 1 settembre gli RTL 102.5 Power Hits Estate, mercoledì 2 i Radio Zeta Future Hits, venerdì 18 i Music Awards. Eventi trasmessi in diretta sui canali nazionali con ottimi ascolti, che portano lustro alla città e un notevole indotto turistico. Una tradizione consolidata, iniziata nel lontano 1975 quando il Festivalbar traslocò da Asiago all'Arena di Verona, che ospitò la manifestazione per una trentina di edizioni, diventandone la sede storica. All’epoca il Festivalbar si svolgeva su un'unica serata, che andava in onda sulla Rai. Nel 1983, con l’arrivo della televisione commerciale, ci fu il passaggio alle reti Fininvest: dapprima su Canale 5, e poi dal 1989 sulla più giovanile Italia1. Restando al passo con i cambiamenti dei gusti e dell’industria musicale, la kermesse ideata da Vittorio Salvetti cambiò format, adattandosi alle logiche degli ascolti televisivi e diventando un programma itinerante
Un tour attraverso la penisola con decine di date, a cui partecipavano i maggiori artisti italiani e internazionali, che in settembre si chiudeva sempre nella nostra città: era l’appuntamento clou dell’estate veronese. All’inizio degli anni ‘90 c’erano file interminabili davanti ai negozi di dischi per procurarsi i biglietti. Con ansia aspettavamo l’arrivo di quel sabato sera e sin dal pomeriggio affollavamo Piazza Bra, armati di zainetto Invicta, K-Way antipioggia e walkman. Dopo il live si andava all’Excalibur Club elegante discoteca in zona San Bernardino, ritrovo per vip e artisti che avevano partecipato al festival. Nel 2007 l’ultima stagione del Festivalbar, con l’arrivo dei Wind Music Awards che ne decretarono la fine e ne raccolsero il testimone. Fecero le prime due edizioni a Roma e nel 2009 si trasferirono a Verona. Nel 2017 sono nati i Power Hits Estate e nel 2022 i Radio Zeta Future Hits ...il resto è storia d’oggi

Monumenti

Palazzo della Ragione

Palazzo della Ragione è un maestoso edificio a pianta quadrangolare con cortile interno, situato nell'angolo sud-est dell'antico foro romano, fra Piazza Erbe e Piazza dei Signori. Una "domus communis" edificata nel XII secolo per accogliere le nuove magistrature del libero Comune, incorporando vari edifici preesistenti
Nel corso dei secoli Palazzo della Ragione (anche detto Palazzo Del Comune) fu uno dei principali centri del potere politico cittadino, che ospitò nelle sue stanze il Collegio dei Notai, il Dazio della Seta, la Camera Fiscale, la Pretura e la Corte d'Assise. In origine era difeso da quattro possenti torri angolari, di cui oggi rimangono solo le due rivolte verso Piazza Erbe, tra cui la celebre TORRE DEI LAMBERTI. Realizzata nel 1172 e varie volte sopraelevata è la torre più alta della città, con una panoramica cella campanaria, raggiungibile con scale o in ascensore, che offre una mirabile vista sull'urbe e le montagne circostanti. Devastato da vari incendi (nel 1218, 1541 e 1723) il Palazzo è ancora oggi un pregevole esempio di architettura civile romanica. La facciata su PIAZZA ERBE su cui si aprono eleganti negozi e caffè, è ornata con ampie finestre e si presenta con le forme neoclassiche che ebbe durante i restauri effettuati nell'800. Più interessanti sono quelle sugli altri lati, che mostrano i corsi alterni di pietra e mattoni tipici del Romanico Veronese, medioevali finestre con arco a tutto sesto e un elegante coronamento ad archetti nel sottotettomo

Storia

il Nodo d'Amore

Alla fine del '300, durante una delle molte guerre che in quegli anni furono combattute in Italia, il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti raggiunge le sponde del fiume Mincio con le sue truppe e vi stabilisce una testa di ponte. Nell'accampamento il buffone Gonnella intrattiene i soldati raccontando un'antica leggenda: le acque del Mincio sono abitate da bellissime ninfe, che talvolta escono dal fiume per danzare in prossimità delle rive assumendo le sembianze di orride streghe per una vecchia maledizione. Mentre tutto l'accampamento dorme, dal fiume giungono delle streghe che iniziano a danzare tra i soldati; solo il capitano Malco si ridesta e affronta le creature, che vedendosi scoperte fuggono verso il Mincio. Una di queste viene raggiunta e nel tentativo di scappare perde il mantello che l'avvolge, rivelando di essere una splendida ninfa. Nel corso della notte tra i due nasce l'amore e l'alba li sorprende a promettersi eterna fedeltà. Silvia, la bella ninfa, deve però ritornare nelle profondità del fiume prima del sorgere del sole e lascia a Malco un fazzoletto teneramente annodato, come pegno d'amore. Il giorno seguente giungono alla presenza del Conte di Virtù tre splendide ambascerie; durante il ricevimento alcune fanciulle eseguono una danza in onore degli ospiti. Il capitano Malco riconosce in una di esse la sua amata Silvia, che il loro grande amore ha spinto ad affrontare il mondo tumultuoso degli uomini
Ma gli sguardi innamorati tra Silvia e Malco destano la gelosia di Isabella, cugina del Conte che da tempo aspira all'amore bel capitano. Spinta dalla gelosia, Isabella, denuncia come strega la bella ninfa. La festa viene subito interrotta e dato l'ordine di arrestare Silvia. Malco impetuosamente si frappone tra la sua amata e le guardie, consentendole di fuggire verso il fiume; poi si arrende e consegna la spada al Conte adirato. Al calare della sera Isabella si presenta a Malco che langue in una cella; tormentata per il suo gesto invoca il suo perdono. Mentre i due si parlano, riappare Silvia, ancora una volta emersa dal fiume per salvare l'amato, costringendo Isabella a ritirarsi. Silvia propone a Malco l'unica via di scampo, nelle acque dove vivono le ninfe; Malco accetta e si dirige con lei verso il fiume. Il Conte di Virtù, allertato dalle guardie, si lancia all'inseguimento dei due fuggitivi ma viene rallentato da Isabella, che pentita chiede comprensione per un amore che non conosce limitazioni. Arrivato al fiume poco dopo che Silvia e Malco si sono lanciati nelle acque, egli trova abbandonato sulla riva il fazzoletto di seta dorata, simbolicamente annodato dai due amanti come pegno del loro grande amore. Da quel giorno le ragazze della zona, durante i giorni di festa, amano ricordare la storia dei due innamorati tirando una pasta sottile come la seta, che viene tagliata e annodata come un fazzoletto, dopo averla arricchita con un delicato ripieno con uova, formaggio e carni pregiate. Era nata la leggenda dei Nodi d'Amore

Piatti tipici