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Il Castello di San Giacomo

Situato nel quartiere di Borgo Roma, a ridosso del Policlinico, il Parco San Giacomo è una delle aree verdi più grandi e frequentate di Verona. Fortemente voluto dagli abitanti del Borgo, fu realizzato in tempi record dalla Giunta Tosi-Meocci che nel 2007 aveva vinto le elezioni. Inaugurato nel giugno 2008 si estende su una superficie di 40mila metri quadrati, con centinaia di alberi ad alto fusto, sentieri pedonali, fontanelle, parcheggi e area bar. Aveva anche una stupenda area giochi, che nelle scorse settimane è stata quasi completamente smantellata, scatenando le ire dei residenti. Dopo due anni di transenne e divieti, il grande castello adorato dai bambini è stato rimosso e ora al suo posto c'è una desolata distesa di sabbia e ghiaia. Di fronte alle critiche dilagate sui social, l'assessore Federico Benini è intervenuto duramente: "Curioso: quando quella struttura cadeva a pezzi si chiedeva al Comune di intervenire. Ora che arriva una nuova e grande struttura, più moderna, più sicura e costruita con materiali che non si deteriorano come il vecchio legno, improvvisamente va bene tenersi il degrado pur di fare polemica". Questo il suo commento sul profilo facebook di un residente (il sottoscritto) che aveva osato sollevare la questione.
Caro Assessore, mi creda, a Borgo Roma nessuno vuole tenersi il degrado pur di fare polemica. La critica non è sulla decisione, giustissima, di sostituire la vecchia area gioco con una "nuova struttura, più moderna e sicura". La critica è sulla tempistica con cui tale intervento viene fatto. L'area giochi doveva essere sistemata in inverno, quando nessuno la utilizzava. Farla smontare a fine aprile e privare i bambini dell'area giochi nei mesi di maggior afflusso (maggio giugno e magari anche luglio agosto) è una grandissima minchiata. Sempre restando nel quartiere di Borgo Roma, anche al Parco del Sorriso (Piazza Zara) i giochi per i bambini sono stati tolti da vari mesi; anche in quel Parco arriverà una "nuova struttura, più moderna e sicura"? Invece al Parco di Santa Teresa, l'area cani è stata notevolmente rimpicciolita nel 2023 perché "ne arriverà una nuova e più grande". Quando?

Monumenti

Santa Eufemia

Santa Eufemia è una grande chiesa di interessante valore artistico che si trova a pochi passi da Corso Cavour. Lontana dal caotico mordi e fuggi degli itinerari turistici tradizionali è molto frequentata dai veronesi che risiedono in centro storico
Venne realizzata tra il 1275 e il 1450 in questo luogo, dove una piccola e omonima chiesa esisteva già dal medioevo, tra la riva del fiume e PORTA BORSARI. Nel XVIII e XIX secolo fu oggetto di importanti restauri per compensare lo scorrere del tempo, i mutamenti nei gusti estetici e i danni di alcune requisizioni a scopo militare. La facciata in mattoni è in stile neogotico, ma priva di omogeneità, con pregevoli elementi che sembrano recuperati a caso da altre chiese. Il portale è magnifico, sormontato da un grande arco a sesto acuto ornato da fini ricami nel cui vertice poggia una statua di Santa Eufemia. Sopra di esso lo sguardo incontra il grande rosone centrale e due spioventi in marmo bianco, ultimi resti della grande finestra rinascimentale distrutta nella 2° Guerra Mondiale. Sui lati della facciata si aprono due grandi bifore rinascimentali, ai cui piedi sono poste due urne pensili. A sinistra il sepolcro rinascimentale di Tommaso Lavagnoli, incastonato in una edicola marmorea progettata da MICHELE SANMICHELI e a destra quello romanico di Cavalcan Cavalcanti, semplice e anepigrafo. Altre due urne sono presenti lungo il fianco sinistro della chiesa, dove è pure un ingresso laterale sormontato da un protiro con lacerti di affreschi

Storia

Cangrande della Scala

Alberto Canfrancesco della Scala (detto Cangrande) nacque a Verona il 9 marzo del 1291; era il terzo figlio di Alberto I della Scala, al tempo signore della città. Suo padre e il fratello Bartolomeo, successore designato, morirono quando Cangrande aveva dodici anni, ed egli giovanissimo affiancò il fratello Alboino nella guida della signoria
Governò da solo a partire dal 1311, quando il fratello morì durante un assedio a Brescia, e fu per molti anni il leader della fazione Ghibellina nel nord Italia. Ragazzo prestante e di bella presenza, si dimostrò subito anche deciso e risoluto. Sposò molto giovane la prima donna di cui si innamorò, Giovanna d'Antiochia (figlia di Corrado d'Antiochia nipote dell'imperatore Federico II), una splendida donzella che era di passaggio a Verona e già promessa ad un ricco feudatario tedesco. Tra i 16 e i 20 anni divenne Cavaliere e quando arrivò a comandare l'esercito veronese, nel giro di pochi anni assoggettò alla SIGNORIA DEGLI SCALIGERI una serie di territori nelle provincie di Vicenza, Treviso, Padova, Mantova e Brescia. Molto stimato da Enrico VII, Imperatore del Sacro Romano Impero, fu nominato Vicario Imperiale nel Veneto nello stesso anno (1311) in cui Amedeo di Savoia fu nominato Vicario Imperiale in Lombardia. Con lui Verona visse un periodo particolarmente florido, di pace e di prosperità. Il popolo veronese e anche quelli delle altre province amministrate, lo ritenevano un sovrano giusto e intelligente; i cronisti dell’epoca lo descrivono come un sovrano che “non si appagava del proprio guadagno, ma cercava il guadagno del popolo”. Anni in cui prosperarono tutti i territori della Signoria, senza rivolte o sommosse, salvo rari e modesti episodi

Piatti tipici